Micheal Moore…il genio americano

 

Un regista in crescita, sotto molti punti di vista, sia di stazza che di fama. Il Signore incontrastato dei documentari statunitensi, genere antichissimo che però è stato riscoperto e ha trovato nuova linfa vitale in lui, nel suo occhio e nella sua voce, per non parlare delle sue verità. È fieramente americano Michael Moore, ma di quell’America che non sventola la bandiera stelle e strisce con orgoglio. Sta con gli americani oppressi da un governo che lascia troppe cose segrete, troppe oscurità nei suoi procedimenti e che non rispetta il volere del popolo e sa solo parlare, senza ascoltare. Quel governo che offre a tutti “la licenza di uccidere” senza essere degli 007, nel momento in cui, a casa loro, detengono un’arma. È un americano sta con chi ha visto il proprio figlio ucciso nella strage di Columbine o con chi è a un passo dalla morte perché “il sistema americano” funziona così e così e basta. Significativo e assoluto dominatore del box-office.
Doveva essere un impiegato della General Motors (come i suoi genitori e larga parte dei suoi parenti), invece paradossalmente si è ritrovato ad andarle contro. Dopo aver frequentato il Davison High School del Michigan e la University of Michigan, studiando giornalismo, sente che la sua strada è quella di stare a contatto con la gente e raccontare i problemi e il male del mondo. Così, a soli 22 anni, fonda il FLINT VOICE, un quotidiano locale che dirige per ben dieci anni con estreme soddisfazioni.
Nel 1989, quando la General Motors chiude 11 stabilimenti a Flint (la sua città natale), lasciando senza lavoro 30.000 operai (fra cui i suoi amici e la sua famiglia), trova uno dei primi mali della società: il capitalismo e la libera impresa. Cosa fa? Gli va contro con Roger & Me (1989), documentario in cui Michael Moore cerca (inutilmente) di parlare con Roger B. Smith, presidente (dal 1981) della suddetta casa automobilista, per farsi spiegare il motivo della chiusura improvvisa delle fabbriche. Il documentario ha un successo tale da essere uno dei documentari più visti al mondo, vincendo un Peace Film Award al Festival di Berlino.
Sposato con la produttrice Kathleen Glynn, madre della sua unica figlia Natalie, Michael Moore passa poi al film satirico Operazione: Canadian Bacon (1995), pellicola a soggetto che strizza un po’ l’occhio a Il dottor Stranamore di
Kubrick, ma che sarà un flop. Nonostante questo, rimane sulla cresta dell’onda, nel 1999, diventa il conduttore del programma televisivo via cavo “The Awful Truth”, dove mette alla berlina la Politica dei Potenti, evidenziando con estrema ironia le ingiustizie che commettono le grandi imprese. Diventato un personaggio pubblico molto amato, Ron Howard e Nora Ephron lo dirigono come attore. Il primo in Ed tv (1999) e la seconda in Magic Numbers (2000).
Dopo la strage studentesca alla Columbine High School, Michael Moore trova il secondo male della società: le armi e la loro vendita in America. Nasce così il documentario Bowling a Columbine (2002), che prende di mira le lobby statunitensi delle armi, nonché chi se ne fa promotore (
Charlton Heston). Il lavoro è così ben fatto da vincere il César per il miglior film straniero, oltre che il preziosissimo e contestatissimo Oscar per il miglior documentario, accompagnato da un discorso contro il Presidente George W. Bush: «Ci piace la non-finzione e viviamo in tempi fittizi. Viviamo in un’epoca dove ci sono elezioni fittizie per eleggere un presidente fittizio. Viviamo in un’epoca dove c’è un uomo che ci manda in guerra per ragioni fittizie. […] Noi siamo contro questa guerra, signor Bush. Si vergogni, signor Bush, si vergogni!».
Contemporaneamente fa uscire il suo libro “Stupido Uomo Bianco” all’interno del quale spara a raffica contro Bush e contro tutti coloro che lo seguono ciecamente. Ma forse, l’attacco peggiore alla politica di questo Presidente degli Stati Uniti d’America (fittizio o meno) è stata data dal documentario Fahrenheit 9/11 (2004) che mette in collegamento la guerra in Iraq con gli attentati dell’11 settembre 2001. Un progetto rischioso, ma ambizioso, che inizialmente doveva essere prodotto dalla
Disney (che però si tirò indietro), ma che ha riscosso un successo clamoroso in tutto il mondo, scatenando notevoli polemiche, ma vincendo anche la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Il male della società? Che domande: la politica di George W. Bush!
Nel 2007, eccolo colpire ancora con Sicko, accusando il sistema sanitario americano di lasciar morire migliaia e migliaia di persone per della stupida burocrazia e sulle assicurazioni di vita. Imprevisto, chissà contro cos’altro si scaglierà.

Micheal Moore…il genio americanoultima modifica: 2008-05-21T23:10:44+02:00da lukinoge
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