Mandiamo in pensione il 68

Mandiamo in pensione il ’68!

Dopo quarant’anni di rivoluzionari senza rivoluzione,di femministe e di rifiuto dei valori tradizionali,mi sembra giusto che si intraprenda un nuovo cammino culturale. Bisogna costruire una cultura di destra un’alternativa ai disvalori sessantottini,oggi si avverte nella società un grande bisogno di destra,di tradizione e di valori,quelli veri. A mandare in pensione questi sessantottini ammuffiti dovranno essere le nuove generazioni, i giovani del terzo millennio che hanno capito che la vera trasgressione di oggi è la tradizione. La tradizione cioè quel filo che congiunge i padri e i figli, quel filo spezzato dal ’68 che con la sua ribellione insulsa contro la famiglia e con il suo “tutto e subito” ha propagandato tra i giovani il rifiuto di ogni autorità a cominciare da quella paterna e ha invitato i giovani a rinnegare le proprie radici , così facendo ha spezzato il filo con il passato , ma contemporaneamente con le proposte abortiste e la denatalità ha spezzato anche il filo con il futuro , che sono i figli. Così i sessantottini hanno vissuto in un indefinito presente che non tiene conto del passato e del futuro ma che vive la propria vita al momento e in virtù di piaceri materiali. Il ’68 ha fallito tutti i suoi obiettivi politici e di rivolta sociale, è stata una rivoluzione fallita perché la DC è rimasta salda al potere e non si è prodotto nessuno sconvolgimento politico. Però non ha fallito sul terreno del costume e della vita quotidiana, anzi i suoi effetti da questo punto di vista li sentiamo ancora oggi, infatti paradossalmente il ’68 attaccando i valori tradizionali ha effettivamente spianato la strada alla società consumistica e mercatista in cui viviamo oggi, i sessantottini volevano combattere il consumismo e il capitalismo ma non hanno capito che l’unico modo per arginarlo era il ritorno alla tradizione, quindi il ’68 non è stata una rivoluzione ma anzi è stata un’accelerazione di processi consumistici che già erano in vigore in Italia dalla fine degli anni ’50. Il godimento ad ogni costo, il libero amore e la distruzione di valori antichi come la famiglia,la gerarchia e l’autorità hanno portato ad una società basata sui soldi, sul consumo e sul profitto. Noi giovani di oggi stufi come loro, di una società così consumistica non dobbiamo ripetere gli errori del ’68, ma se vogliamo combattere la globalizzazione e l’ipercapitalismo dobbiamo ripartire dalla tradizione e dagli antichi valori comunitari del nostro popolo e dei nostri avi. Per uscire da questa palude, dobbiamo operare una vera rivoluzione conservatrice che non abbia paura di essere né troppo conservatrice né troppo rivoluzionaria. La Rivoluzione Conservatrice – fenomeno essenzialmente tedesco, ma non solo – era un bacino di idee, un laboratorio, in cui vennero ad infusione tutti quegli ideali che da una parte rifiutavano il progressismo illuministico dell’Occidente, mentre dall’altra propugnavano il dinamismo di una rivoluzione in grande stile: ma nel senso di un re-volvere, di un ritornare alla tradizione nazionale, all’ordine dei valori naturali, all’eroismo, alla comunità di popolo, all’idea che la vita è tragica ma anche magnifica lotta”.
(Luca Lionello Rimbotti)
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Il ’68 ha prodotto i suoi devastanti effetti non solo sulla famiglia, sull’ economia e sulla società in generale ma anche sulla scuola, che forse è stato il campo su cui la mannaia sessantottina ha fatto più danni. I maggiori colpevoli del degrado della scuola odierna sono i professori. alcuni dei quali hanno fatto il ’68 e continuano a propagare questo virus tra gli studenti e tra i professori più giovani,sono loro i professori che entrano in classe col manifesto sottobraccio,i massimi indiziati della crisi valoriale e dello sbandamento dei giovani. Sono loro i colpevoli perché oggi più che la famiglia è la scuola che forma la personalità,la creatività dei cittadini di domani,è un paradosso che coloro che ieri si ribellavano contro la scuola che non dava libero sfogo alla creatività e alla personalità degli studenti,oggi dentro la scuola fanno lo stesso anzi peggio,infatti tengono gli studenti chiusi in una prigione ideologica e li indottrinano secondo programmi stabiliti e autori che sono sempre gli stessi,i rappresentanti dell’establishment culturale sinistresco e sinistrorso. E gli studenti,poverini specialmente coloro che non hanno spirito critico e preparazione culturale per farsi delle idee proprie sono costretti a subire questi programmi ideologicamente corazzati e sono costretti a comprare i libri consigliati da questi dispensatori di verità assolute (i professori).Questo è il problema dell’Italia, viviamo in una dittatura ideologica, in cui tutti i posti dove si fa cultura sono occupati da persone di sinistra figlie di una cultura post-sessantottina. Perciò è necessario ribellarsi e costituire una vera alternativa allo strapotere sinistro,per fare ciò bisogna basarsi essenzialmente su concetti,quali il merito,la tradizione,l’autorità, la gerarchia. Il nostro motto è ispirarsi al passato per costruire il futuro. Non identificando certamente il passato con il ’68……….

Forfy

Mandiamo in pensione il 68ultima modifica: 2008-04-26T16:17:25+02:00da lukinoge
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